Viaggiare con l'anima: quando il viaggio diventa trasformazione

C'è un modo di viaggiare che non ha niente a che vedere con le vacanze.

Non parlo di spostamenti per svago o di liste di luoghi da spuntare. Parlo di immersioni totali in realtà che ti trasformano, di incontri con popoli che custodiscono saperi che noi abbiamo dimenticato, di ritmi diversi che ti costringono a lasciare andare chi credi di essere per scoprire chi potresti diventare.

Ogni volta che parto – e lo faccio sempre per lavoro, mai per "vacanza" – sento un richiamo periodico: la necessità di trasformare una parte di me. Come se dovessi periodicamente immergermi in altri modi di vivere, altre culture, altri ritmi, per riportare a casa non souvenir, ma pezzi di saggezza dimenticata.

Quando anni fa iniziai a studiare rimedi naturali e discipline olistiche, mi resi conto di qualcosa di sorprendente: a molte domande che ci poniamo oggi, in realtà ci eravamo già risposti secoli fa. Solo che poi abbiamo iniziato a pretendere prove tangibili, scientificamente provate, e così abbiamo lasciato fuori una fetta enorme di verità che non eravamo ancora in grado di “dimostrare”.  
Alcuni popoli o tribù hanno mantenuto la loro saggezza proprio perché accettano la potenza della Natura così com'è e la rispettano. Sanno che la vita dell'uomo s'intreccia con gli altri esseri viventi e l'ambiente.

Ecco il mio viaggiare: cerco quei luoghi dove questo sapere è ancora custodito. Dove le persone vivono ancora secondo ritmi che noi abbiamo abbandonato. Dove scopro scorci di bellezza incredibile. Dove mi ritrovo vicina ad animali straordinari. Dove posso sentirmi stupefatta da usanze che raccontano un modo diverso di stare al mondo.

E tutto inizia non quando salgo sull'aereo, non quando preparo la valigia... ma quando sento che sto programmando di partire e già sorrido pensando: "Chissà chi conoscerò questa volta..."

Da ogni viaggio ne ho sempre tratto ispirazioni: per il lavoro, per me stessa. È la mia azione che mi permette di trovare idee, di creare connessioni, di portare a casa conoscenze che poi diventano strumenti di lavoro e di vita.

Ora ti racconto i miei souvenir: le prospettive, la saggezza e le lezioni che i diversi Paesi mi hanno donato.
Te li racconto prestandoti tutti i miei sensi, portandoti con me in quei momenti profondamente vissuti, nella speranza che anche tu possa acquisire questa attitudine al viaggio trasformativa.

 

La lezione dei nativi: quando i mocassini valgono più degli stivali

Il primo insegnamento profondo che voglio condividere con te, l'ho ricevuto in una Riserva di Nativi americani del Nord America.

Accompagnavo piccoli gruppi di turisti italiani insieme ad altre tre guide locali. Di norma vengono mostrate le riserve più adatte al turismo – altre hanno un certa condizione di degrado e si vogliono celare determinate realtà.

Dietro quella "scenografia turistica", quegli Indiani avevano una realtà molto diversa: popoli tanto radicati nella propria cultura quanto reticenti ad adattarsi ancora oggi ad altri modi di vivere. Sono popoli molto orgogliosi che trasmettono di generazione in generazione ferite incise nel loro DNA. Eppure, hanno saputo mantenere per millenni un legame così intenso con la Natura che basta un loro racconto per capire la loro profondità in poche semplici parole... è quasi disarmante.

Una volta mi capitò un gruppo particolarmente interessato più a ritrarsi in foto e video con i Nativi che non a comunicare con loro. Notando l'atteggiamento superficiale, leggevo nei Nativi sguardi e gesti impercettibili di dissenso, quasi di insofferenza – che accentuava il loro carattere enigmatico.

Quando arrivò il momento di congedarsi, due donne e un uomo Indiani portarono dei regali: agli altri turisti, splendidi stivali artigianali in pelle tradizionali. A me e alle altre guide, semplici mocassini.

I turisti iniziarono a prenderci in giro per i nostri "semplici" mocassini. Una delle guide chiese a uno degli Indiani il motivo di quella differenza.
L'indiano, in tono pacato e sicuro, rispose: "Indipendentemente dall'età e dalla provenienza di ognuno, essi hanno bisogno di percorrere ancora molte stagioni...!"

Non parlava di tempo. Parlava di consapevolezza, di cammino interiore ancora da fare.

Questa saggezza – con un risvolto ironico – l'ho ritrovata spesso in popoli che noi definiamo poco "moderni o civilizzati". Mi hanno sempre lasciato insegnamenti che affiorano di quando in quando nella mia vita, ricordandomi che esistono modi diversi di leggere il mondo.

 

Centro America: l'immersione totale nella natura

Cercare questa immersione totale mi ha portata in Panama e Costarica, dove ho scelto villaggi rurali semi-nascosti nella giungla invece delle capitali caotiche.
La prima cosa che ti colpisce è come i sensi si risvegliano: profumi e odori ti avvolgono perennemente. Predominanze fruttate e dolci di vaniglia e frutta locale alternate a quelle più acri dell'umidità che evapora dal suolo, della decomposizione vegetale che lascia spazio ad una nuova generazione di piante.

Ho vissuto in vari tipi di alloggi – il più incredibile era un miniappartamento a forma di cocco sospeso con tralicci di legno a delle enormi piante. Quando pioveva mi sentivo immersa totalmente nella natura. Di notte le scimmie urlatrici sostituivano qualsiasi programma televisivo.

Per raggiungere alcuni luoghi dove dovevo recarmi, percorrevo ogni giorno un sentiero immerso in una foresta di bambù giganti.
Camminando lì sotto, capivo cosa deve provare una formica in un prato: minuscola, ma allo stesso tempo protetta da quei “giganti buoni”, così imponenti eppure così utili all’essere umano.

Mi tornava spesso alla mente un vecchio detto:
“Forte e flessibile come il bambù: si piega, ma non si spezza.”

La sera scendeva in fretta, e il rientro era sempre un piccolo rituale: nessun lampione, solo la luce del mio telefono o di una piccola pila a illuminare il cammino.
Il vento che scivolava tra i bambù creava suoni unici, e insieme ai richiami degli animali notturni nasceva una sinfonia naturale: armoniosa, ipnotica, quasi terapeutica.

Gli abitanti del posto mi dicevano di fare attenzione ad alcuni animali selvatici…
Io lo sapevo che quella era casa loro: ero io l’ospite. 
La Natura non si adatta a te – sei tu che impari a danzare con lei.

In una tipica casetta sulla spiaggia, per metà di legno e per metà di tendoni variopinti presi chissà dove, conobbi Pablito, un tranquillissimo bradipo che mi faceva visita ogni mattina alle 6. Dopo avermi fissata negli occhi per un quarto d'ora, lentamente volgeva lo sguardo attorno. Non si degnava di muovere neppure un'unghia se non lo salutavo per nome!

Lì ho imparato che rallentare è una forma di saggezza. Le donne locali che vendono cibi cucinati in casa su bancarelle improvvisate, i ristorantini sempre affollati, i gruppi di ragazzi da tutto il mondo che vivono nelle foreste come piccole comunità semi-isolate – i nuovi hippies con visi dipinti di simboli ancestrali.

Tutti mi hanno ricordato che esistono ritmi diversi da quelli frenetici a cui siamo abituati.

 

Portogallo: quando il destino ti guida

Il primo viaggio che feci da sola fu, molti anni fa, in Portogallo. Da allora ho smesso di contare le volte che ci sono andata.
Ci andai "per sbaglio": una collega si rifiutava di partire perché le avevano detto che i portoghesi erano rudi e per nulla cordiali. Non solo, il cibo – a detta sua – era davvero pessimo! Accettai io, dubbiosa.

Quando si dice un segno del destino: appena arrivata a Faro mi sentii subito a mio agio. I vicini mi aiutarono con i bagagli, nelle "Tasche" (trattorie tipiche) iniziai subito a conversare piacevolmente con i camerieri, nonostante il mio portoghese zoppicante.

È gente un po' schiva e sospettosa, ma se capiscono che sei una persona tranquilla, diventano affabili e disponibili. Ho scoperto un paese ricchissimo di storia, tradizioni, itinerari di trekking – io stessa ho percorso la Rota Vicentina. Poi, Tomar fondata dai Cavalieri Templari, Nazaré con le onde giganti che attirano surfisti da tutto il mondo.

Il Fado – quella musica malinconica ma profonda – mi ha ricordato subito il tango e la nostra musica napoletana più passionale. Anche qui, un modo diverso di esprimere emozioni profonde attraverso la cultura.

Ogni volta ringrazio d'aver sostituito "per sbaglio". Ho scoperto un piccolo ma immenso paese che ha arricchito la mia cultura personale e il mio spirito.

 

Azzorre: ritmi dell'oceano e tempo ritrovato

Poi vennero le Isole Azzorre – scoperte "per sbaglio" anche loro dai portoghesi che scambiarono poiane per astori (da qui l’origine del nome delle Isole).
Mi sono sentita come se tornassi indietro nel tempo. Ritmi lenti legati estremamente all'oceano che le circonda. Gente semplice che vive di cose essenziali, abituata alle meraviglie ma anche alla potenza della natura.

Sono isole per ritrovare sé stessi, non per divertimenti sfrenati.

Mi hanno raccontato storie di mare vissute di persona e leggende come quella del Lagoa das Sete Cidades, creato dalle lacrime di una principessa e del suo amato pastore. Storie che raccontano un modo poetico di leggere il mondo e le sue origini.

 

Il viaggio: una bussola per la tua trasformazione

Per me ogni viaggio è come aprire una porta: so benissimo d'essere sempre me stessa, ma nello stesso tempo divento una persona diversa. Il mondo attorno a me cambia e io vivo quel mondo per quel momento, mettendomi alla prova.

Non cerco comodità extra lusso o esperienze "impossibili". Cerco l'immersione autentica, il contatto con chi custodisce ancora una sapienza che noi abbiamo dimenticato, con ritmi che ci ricordano che esiste un altro modo di stare al mondo.

Da ogni viaggio traggo ispirazioni che diventano strumenti: per il lavoro con i rimedi naturali, per comprendere meglio le discipline olistiche, per me stessa. È un lavoro di "laboratorio": provo strade, acquisisco nuove conoscenze, vedo risultati.

 

Una lezione inaspettata in un monastero tibetano

Durante uno dei miei viaggi accompagnai un gruppo di turisti in un piccolo villaggio del Tibet.
Tra le varie tappe visitammo anche una classe di bambini all’interno di un antico monastero buddhista.
C’era un giovane Maestro, e gli dissi che trovavo affascinante come la scienza moderna stia iniziando ad avvalorare ciò che loro conoscono da millenni.
Si illuminò. Condividendo il mio entusiasmo, decise di improvvisare una lezione “fuori programma”.

Raccontò che sempre più neuroscienziati confermano i benefici della meditazione profonda e di molte altre pratiche contemplative: le onde cerebrali si calmano, la mente trova quiete e da lì nascono tutti gli effetti positivi che oggi la scienza sta finalmente registrando.
Aggiungeva che alcuni ricercatori stanno persino cercando di dimostrare l’esistenza di una vera e propria illuminazione interiore, collegata all’attività neuronale e a reazioni biochimiche che si attivano in determinati stati di benessere psicofisico.
Il Maestro parlava con semplicità e competenza, citando neuroni e termini scientifici.

A fine lezione, uno dei turisti si complimentò con lui e poi si avvicinò a un bambino che parlava un po’ di inglese.
Per spiegargli i concetti del Maestro, iniziò a usare una metafora:

«Bambino, guarda quel prato là fuori.
Immagina che i neuroni siano come quei fiori, mentre…»

E continuò con una serie di paragoni, trasformando tutto in una piccola storia su misura per un bambino.
Il piccolo lo ascoltava in silenzio, serio e pensieroso.
Quando il turista finì, il bambino lo guardò dritto negli occhi e gli chiese:

«Quindi, lei dice che nella sua testa ci sono fiori, erba… e una luce accecante?»

«Certo!» rispose il turista, soddisfatto.

Il bambino sorrise appena, con grande rispetto:

«Allora, se me lo permette, quando passerà l’estate verrò a rastrellare i suoi fiori appassiti e il fieno… E sarò onorato se vorrà tornare a seguire un’altra lezione del Maestro, così potrà capire a fondo. Lieto della sua conoscenza!»

E poi corse via dai suoi amici.

Il turista rimase lì, senza parole… tra “fiori” e “luce accecante”.

Quando si dice la connessione. Quando si dice il sapere antico.

 

Il rientro: valigie più leggere, anima arricchita
Poi c'è il rientro. Ripenso alla miriade di gente incontrata, alle cose nuove viste e imparate.

E le valigie mi sembrano molto più leggere: non sento più il peso del contenuto di quando sono partita, ma la "leggerezza" del mio spazio ritrovato, di tutte le emozioni e le esperienze che mi hanno resa più forte.

Immensamente grata del vissuto.

Per chi è questo modo di viaggiare
Sono convinta d'aver imparato da ogni viaggio: sono io che ho desiderato che fosse così.

Se cerchi qualcuno che ti organizzi un tour per spuntare paesi da una lista, per turismo convenzionale... probabilmente non sono la persona giusta per te.

Ma se senti il richiamo a trasformarti, a immergerti in culture che hanno ancora molto da insegnare, a scoprire verità antiche che possono arricchire la tua vita – allora possiamo fare un pezzo di strada insieme.
I miei viaggi integrano la conoscenza della natura, dei rimedi tradizionali e delle culture ancestrali. Ogni destinazione è un'opportunità per scoprire ritmi dimenticati e ritrovare l'armonia con il mondo che ci circonda.

<La vita è un viaggio e chi viaggia vive due volte>.
(Omar Khayyam - matematico, filosofo Persiano)

Io voglio vivere centinaia di volte. E voglio accompagnare chi è pronto a fare lo stesso.

Se vuoi scoprire di più sui miei viaggi organizzati, visita la mia sezione dei viaggi in programma. 
Se vuoi raccontarmi di un viaggio che hai fatto o che desideri fare, lasciami un commento! Sono sempre felice di leggervi.

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