Viaggi e spezie: insegnamenti nei mercati dall'altra parte del mondo

C'è un momento, nei miei viaggi, che aspetto sempre con impazienza. Non è quando arrivo all'hotel, né quando visito il tempio più famoso o la spiaggia più fotografata.

È quando metto piede in un mercato locale.

Può essere un bazar caotico in India, un mercato coperto in Marocco, una bancarella improvvisata lungo una strada polverosa in Thailandia. Non importa. Lì, tra la gente che contratta e i venditori che chiamano, c'è qualcosa che mi ipnotizza ogni volta.

I contenitori delle spezie.

Bottigliette di vetro colorato dallo stile arabeggiante, sacchi di iuta con le estremità arrotolate come petali di rosa, ciotole di ottone incise con simboli antichi che non so decifrare, cassettine di legno dalle forme bizzarre.

Ma non sono gli oggetti in sé ad attrarmi: è quello che contengono.

Polveri color oro, radici nodose che sembrano creature marine, semi minuscoli che rendono più buono il cibo, bastoncini di corteccia arrotolata, foglie essiccate con cura ed oli essenziali che profumano di mondi lontani.

Ogni contenitore racconta una storia, una tradizione, un sapere antico passato di mano in mano, di generazione in generazione.

E io, che lavoro con le piante da anni, ogni volta scopro qualcosa di nuovo di fronte a quella sapienza.

 

Quando la curcuma non è solo una polvere gialla

La prima volta che ho visto la curcuma fresca, ero in un mercatino del Kerala, nel sud dell'India.

Non era la polvere gialla che conoscevo, quella che uso per il golden milk o per dare colore ai piatti. Era una radice. Nodosa, irregolare, con una buccia di un marrone chiaro misto ad ocra, che non lasciava immaginare il colore esplosivo che nascondeva dentro.

Il venditore me ne tagliò un pezzetto. Le sue dita si macchiarono istantaneamente di un arancione intenso, quasi fluorescente. "Curcuma", disse sorridendo. "Buona per tutto. Stomaco, testa, cuore."

Aveva ragione, ovviamente. La curcumina, il principio attivo della curcuma, è uno degli antinfiammatori naturali più potenti che esistono. Aiuta la digestione, protegge il sistema nervoso, è un antiossidante formidabile.

Ma fino a quel momento, per me era solo "quella polvere gialla che si usa per il curry". Vederla nella sua forma originale, toccarla, sentirne la densità... è stato diverso. È diventata reale.

Da allora, quando uso la curcuma, penso sempre a quelle mani macchiate d'arancio, al sole del Kerala, al sorriso di quel venditore che sapeva benissimo quanto fosse preziosa quella radice.

 

Lo zafferano: quando il lusso ha un perché.

E poi c'è lo zafferano, detto anche Oro Rosso.

Per anni, prima di formarmi in questo campo, ho pensato: "Ma perché costa così tanto? È solo una spezia dopotutto!"

Poi sono andata in una piccola cooperativa in Marocco, nella regione di Souss-Massa, considerata la capitale marocchina dello zafferano, crocus sativus. E lì ho capito.

Per ottenere un solo chilo di zafferano servono circa 150.000 fiori. Centocinquantamila. E da ogni fiore si raccolgono solo tre stigmi, quei filini rosso porpora che sono lo zafferano vero e proprio.

La raccolta è fatta a mano, all'alba, quando i fiori stanno quasi per sbocciare. Uno per uno, con estrema delicatezza per non danneggiare gli stigmi.
Mi hanno fatto provare su una ventina di fiori. Sembrava semplice, e invece serviva una certa manualità: piuttosto veloce, precisa e delicatissima. Loro lo fanno per ore, per giorni, per settimane, durante la breve stagione della fioritura.

È un lavoro duro fatto di dedizione e sapienza. Ed è per questo che lo zafferano è la spezia più costosa al Mondo. 
Questo Oro rosso, che prende il nome dal colore dei suoi stigmi, diventa oro giallo non appena lo aggiungiamo ad una pietanza, grazie al suo colorante naturale, la crocina.

Oltre a colorare e profumare i piatti, lo zafferano è un prezioso regolatore dell'umore: utile per ansia, stress, sbalzi d’umore e depressione. Protegge il sistema cardiovascolare, ha proprietà antiossidanti straordinarie. Insomma, un dono della natura che si è guadagnato ogni centesimo del suo prezzo. 


Zenzero: il bruciore che scalda il cuore (e lo stomaco)

La prima volta che ho assaggiato lo zenzero fresco - quello vero, appena raccolto - ero in un villaggio nel nord della Giamaica.

Me lo offrirono tagliato a fettine sottili, con qualche goccia di limone e un po' di miele, come rimedio pratico. "Per la gola", mi dissero. Mi ero un po’ raffreddata durante il viaggio.

Il sapore era completamente diverso da quello secco in polvere che conoscevo. Più fresco, sì, ma anche più vivo. Piccante ma non aggressivo. E con una nota quasi agrumata che non mi aspettavo.

Funzionò. Nel giro di poco, la gola trovava ristoro, il giorno dopo stavo benissimo.

Lo zenzero è uno di quei rimedi che funzionano davvero. I gingeroli che contiene sono ottimi per la digestione, per il sistema immunitario e cardiovascolare. Aiutano contro la nausea (anche quella da gravidanza o da viaggio), il gonfiore, la ritenzione idrica e sono antinfiammatori e immunomodulanti.

Ma la lezione che ho imparato quel giorno non riguardava solo le proprietà dello zenzero. Riguardava il fatto che la forma fresca e quella secca sono due mondi diversi. Entrambi validi, ma con sfumature e usi differenti. E che saperlo fa la differenza.

Oggi tengo sempre dello zenzero in casa. Lo uso per tisane, per cucinare, a volte confesso che mi avvicino solo per annusarlo e farmi riportare a quel villaggio giamaicano.

 

Il fuoco che cura: l’inganno benefico del peperoncino.

In Messico, una signora anziana mi raccontò che nella sua famiglia usano il peperoncino "per tutto". Mal di testa, dolori articolari, digestione lenta, problemi di circolazione e pressione.
All'inizio pensai fosse folklore. Poi ho studiato meglio.

Il peperoncino, grazie alla capsaicina che contiene, è effettivamente un ottimo antinfiammatorio e analgesico naturale. Favorisce la circolazione sanguigna, aiuta la digestione, è utilizzato anche in creme per dolori muscolari e articolari.

Quella che chiamiamo "calore da piccantezza" è in realtà un inganno della capsaicina contenuta nel peperoncino. Quel calore che percepiamo è in realtà un calore “fittizio”, ma che produce nel nostro corpo una risposta che ci regala effetti terapeutici reali.

Ovviamente, come per tutto, va usato con criterio. Ma quella signora messicana aveva ragione: il fuoco può curare, se sai come usarlo.

 

Quello che i mercati mi hanno insegnato.

Ogni volta che torno da un viaggio, la mia cucina si riempie di sacchettini, vasetti, contenitori di spezie ed erbe aromatiche.

Non le compro solo perché "fanno bene" o perché "danno sapore". Le compro perché ognuna porta con sé una storia che parla di luoghi, di sapere antico. 

E quando le uso - per cucinare, per preparare tisane, per creare oleoliti o rimedi naturali - non sto solo aggiungendo un ingrediente. Sto portando nella mia casa un pezzetto di mondo. Un'antica sapienza che qualcuno, da qualche parte, ha custodito per secoli.

Le spezie e le erbe aromatiche non sono solo aromi: sono medicina preventiva. Sono antiossidanti, antinfiammatori, supporti digestivi, antimicrobici. Sono ricche di vitamine, minerali, principi attivi potentissimi.

Ma soprattutto, sono un ponte. Un ponte che spesso abbiamo dimenticato, che collega noi e la natura. Tra noi e quel sapere antico che oggi, finalmente, anche la scienza moderna sta rivalutando.


Usale, ma usale bene

Una cosa importante che ho imparato viaggiando: le spezie non sono tutte uguali.

La qualità conta, l'origine conta, il modo in cui sono state lavorate e conservate conta.

Quello zafferano super economico che trovi al supermercato? Probabilmente non è zafferano vero, ma cartamo (un'altra pianta, molto meno preziosa). Quella curcuma che costa pochissimo? Forse è stata adulterata, o è vecchia e ha perso gran parte dei suoi principi attivi.

Per questo, quando posso, compro direttamente nei mercati locali, da chi le coltiva o le lavora. O scelgo fornitori di fiducia che garantiscono qualità e tracciabilità.

E un'altra cosa fondamentale: le spezie sono potenti. Proprio perché hanno proprietà terapeutiche reali, hanno anche controindicazioni possibili. Interazioni con farmaci, situazioni in cui è meglio evitarle, dosaggi da rispettare.

Non sono "solo cibo". Sono rimedi naturali veri e propri. E come tali vanno usati con consapevolezza.

Se vuoi usarle in modo mirato - per uno scopo specifico, non solo in cucina - ti consiglio sempre di rivolgerti a un professionista (erborista, naturopata, nutrizionista) che possa guidarti nella scelta giusta per te.

 
Se desideri approfondire questo vasto mondo, sono sempre disponibile per una consulenza di nutrizione naturale. 

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